I consigli dell’educatrice cinofila

L’ADOZIONE

Di norma quando si decide di adottare un cane, ci s’innamora di una foto sui social, ci si lascia trasportare dalle emozioni che accompagnano i testi e senza pensarci troppo, si chiama.
Se piacciamo alla volontaria, telefonicamente, ci viene mandata una persona a casa per fare il “pre affido”, questa persona non conosce personalmente il cane, spesso nemmeno le volontarie con cui abbiamo parlato al telefono, perché magari fanno solo da tramite per altre associazioni. Avendo solo le informazioni che vengono fornite, vengono a valutare la nostra casa e ci danno anche molti consigli, basati troppo spesso dalla loro sola esperienza…si perché aver avuto cani da 30 anni non fa di noi esperti del settore, per quello ci vuole formazione!

Questo è il primo punto su cui riflettere secondo me, ci possiamo fidare di chi abbiamo di fronte per fare questo enorme passo? Ha le competenze per valutare e supportarmi? Fa i nostri interessi, quelli del cane o i suoi? La simpatia non è un metro di misura ed è un’impegno troppo grande per poter essere superficiali, da entrambe le parti.

Con questo meccanismo i tempi adottivi sono molto rapidi, spesso le date di partenza dei cani sono già fissate ancor prima che venga dato l’ok per il pre affido, le cosiddette staffette, perché tanto il cane deve salire, il NO si dice in casi estremi, al massimo poi se non va, finisce in un altro canile e la colpa se la prende solo l’adottante.
Un po’ come ordinare un pacchetto online e poi rispedirlo al mittente, perché l’oggetto non è come quello descritto e visto sulla foto. Ma i cani non sono oggetti, sono individui.

Le persone che si recano presso i canili intorno a loro purtroppo sono ancora poche, ma anche qui troviamo strutture con personale formato e percorsi adottivi, dove il cane è ascoltato e strutture che svolgono le adozioni in modo frettoloso e poco attento, a volte faticano a dare i cani perché è più conveniente tenerli nei box.

Anni fa, io stessa ero dentro a quel sistema. Andavo per le case a valutare sulla base delle poche informazioni che avevo, se la famiglia e la casa, potesse essere adatta o meno, ora non ne faccio più, anzi seguo molti cani che arrivano da adozioni sbagliate e inconsapevoli, dove ad averci rimesso è sempre il cane e l’adottante (sempre che non lo porti direttamente al canile!), mentre chi segue il tutto continua il suo lavoro, senza rendersi conto dei danni.
Nelle mie ultime esperienze di pre affidi, dopo aver studiato, aver preso coscienza di come va il mondo delle adozioni e aver capito chi sono davvero i cani, andavo nelle case e alla fine le persone sceglievano di non adottare quel cane, ma di fare un altro tipo di percorso nelle strutture intorno a loro che svolgevano percorsi conoscitivi, alla ricerca del cane adatto a loro. È capitato spesso che cambiassero completamente tipologia, dal volere un cucciolo, al trovare in un adulto il loro “perfetto” compagno di vita.

In conclusione, se abbiamo davvero la voglia di adottare un cane dovremmo recarci in rifugio, a conoscerli, anche se questo è molto lontano da noi ed affrontare una serie d’incontri per capire se siamo innamorati anche della sua personalità e magari chiedere anche a lui, se dopo averci conosciuto, ha voglia di venire a casa con noi!
Conoscenza, è la parola fondamentale a cui penso quando parlo di un’adozione consapevole, dove tutti gli elementi del gruppo sono stati ascoltati e nessuno è stato colto di sorpresa e messo in difficoltà.
Conoscersi prima, permetterà una convivenza più fluida con noi ed eviterà fraintendimenti o incompatibilità con eventuali individui già presenti a casa, come spesso succede per i tempi e modi errati d’inserimento.
Questo è per me il modo migliore, perché chi dovrà condividere con te la sua vita non può essere scelto per estetica da una foto o solo perché il suo passato ha toccato corde emotive dentro di noi. Certo, è un investimento di tempo, di energie e di denaro, ma conoscere l’ignoto ci dà maggiore sicurezza per il futuro. 

I cani, come tutti gli individui, meritano rispetto, ed esso arriva con l’ascolto, non bisogna avere fretta. Ci sono soggetti che hanno bisogno di molto più tempo, rispetto ad altri, per trascorsi burrascosi o per diffidenza. Ancor di più i nostri anziani, dal vissuto difficile o che spesso hanno bisogno di cure.

Un percorso così, contribuirà a diminuire le staffette, le rinunce, gli abbandoni, le fughe, i canili affollati  (perché gli individui non rispecchiano le nostre aspettative una volta accolti a casa o hanno problematiche legate ad aspetti ambientali o altro, molto spesso vengono stallati da volontarie o portati nei canili della zona) e di conseguenza permetterà di cambiare la cultura cinofila che gira attorno alle adozioni…perché un altro punto delicato è che le volontarie, non formate, salvano anche cani che non hanno bisogno di aiuto e che vivrebbero molto meglio nei loro territori, oltre al fatto che tra sovvenzioni per ogni cane tenuto nel box e le staffette,  intorno a tutto questo, gira illegalità e lucro economico.
Sia l’adottante che il volontario dovrebbero essere più responsabili e seri.
Questo per me significa davvero pensare al benessere dei cani, non a piazzarli semplicemente per far numeri e sentirci eroi!

Queste immagini raccontano anche quanto l’idea di adottare solo un cucciolo perché ‘così si adatta al mio stile di vita’ o ‘così lo educo come voglio, un adulto è più difficile’, sia errata. Un cane adulto, se trova una situazione più appagante da quella che sta vivendo, si adatta velocemente e caratterialmente è così come lo conosceremo, senza sorprese, mentre spesso non tutti sono capaci e hanno il tempo di crescere un cucciolo o ancor peggio un adolescente, complicandoci la vita.

Dreon Sevy

CANI E UMANI